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TRADIZIONI - I RITI DELLA SETTIMANA SANTA AD ANDRIA
di Michele Guida e Simona Del Mastro
GIOVEDI SANTO - “I SEPOLCRI”
Con la Pasqua ormai alle porte, giungono tradizionalmente i millenari riti religiosi che la rendono una delle festività più attese dell'anno. Il giorno del Giovedì santo è usanza iniziare la visita ai “sepolcri” subito dopo la celebrazione eucaristica durante la quale si commemora l'ultima cena di Gesù Cristo. In realtà non si tratta di visitare veri e propri sepolcri in quanto il Cristo non è ancora morto; si tratta, piuttosto, di una “gara”, fra le varie parrocchie, nell'allestimento di altari (detti della reposizione) addobbati di fiori e simboli inerenti l'ultima cena e sui quali troneggia l'Eucarestia. In seguito a questa preparazione, la sera del Giovedì santo, una marea di gente si riversa per le strade della città fino a tardi per rendere omaggio ai “sepolcri” nelle varie chiese di Andria. In un passato non molto lontano, le famiglie andriesi si preparavano all'evento seminando dei chicchi di grano, di orzo o di lenticchie, all'interno di piatti riempiti con del terreno in modo da farli germogliare in un ambiente buio: il risultato era la nascita di filini di erba di colore giallognolo (per la mancanza di luce) con i quali si ornavano proprio i sepolcri. Si ricorreva a questo espediente a causa dell'impossibilità, da parte delle parrocchie, di poter acquistare fiori, beni, all'epoca, molto costosi. La visita ai sepolcri si trasformava, ovviamente, anche in un'occasione utile a sfoggiare abiti nuovi, soprattutto da parte delle novelle fidanzate che di solito erano accompagnate, durante il giro delle chiese, dalle future suocere e da un folto gruppo di familiari.
La tradizione impone ancora oggi di visitare un numero dispari di chiese (di solito sette), mentre in passato per ogni sepolcro visitato si aveva diritto a mangiare un confetto appositamente messo da parte durante il carnevale. La mattina successiva, il Venerdì santo, la visita ai sepolcri continuava fino a mezzogiorno con processioni organizzate alle diverse parrocchie.
VENERDI' SANTO - “PROCESSIONE DEI MISTERI”
Fino a pochi decenni, fa a mezzogiorno del Venerdì santo iniziavano, in una affollatissima Cattedrale e nella chiesa di San Nicola, le tre ore dell'agonia del Cristo che terminavano alle 15, ora in cui il Cristo spirò sulla Croce. Oggi, invece, il pomeriggio del Venerdì santo è dedicato alla commemorazione della Passione e Morte di Gesù Cristo con la lettura del “Passio” e senza la celebrazione della messa. Al termine della commemorazione tutte le parrocchie cittadine partecipano alla processione dei misteri che trae origine dalla chiesa di S. Sebastiano (detta anche del Purgatorio) nella quale, la sera precedente, vengono esposte proprio le statue lignee dei “misteri” che saranno portate in processione attraverso un percorso stabilito di vie cittadine, fra due ali di popolo in silenzioso raccoglimento. Le statue, portate in processione e costruite nella prima metà del Settecento, rappresentano i vari momenti della passione: Gesù in preghiera nell'orto degli ulivi, Gesù legato alla colonna e flagellato, Gesù coronato di spine e legato ad una canna, Gesù caricato della Croce, Gesù crocifisso e Gesù deposto nel sepolcro (un'urna di legno e vetro trasparente), seguite dal gruppo ligneo delle Pie Donne e da una statua della Madonna Addolorata vestita con un abito nero ricamato in oro, con il petto trafitto da una spada e nella mano destra un fazzoletto bianco. Le statue sono precedute da venti antiche croci di legno estremamente pesanti, che riportano dipinte le immagini del Cristo Crocifisso e i segni della passione (la frusta, i chiodi, la corona di spine) e che vengono portate in spalla dai cosiddetti “crociferi” appartenenti alla “Pia Associazione Crociferi” di Andria, nata nel 1995. La croce lignea più antica è datata 1850, anche se si presume ve ne siamo altre costruite in epoche ancora precedenti. Le Croci attualmente conservate sono ventisei: di queste, ventuno sono quelle antiche e restaurate, mentre le altre cinque sono state recentemente costruite. Fino agli anni '60 esse venivano addobbate a seconda dell'inventiva del crocifero con ramoscelli di ulivo, rami fioriti di mandorlo e pesco.
A chiudere la processione c'è il Vescovo che porta con sé una teca contenente la Sacra Spina , una delle più lunghe ( 8 cm ) mai conservate e che la tradizione vuole sia appartenuta alla Corona conficcata sul capo di Cristo durante la sua passione. La storia di questa reliquia conservata nella Cattedrale di Andria affonda le radici in un passato lontano: essa fu donata alla città nel 1308 da Beatrice d'Angiò, moglie di Bertrando del Balzo e Conte di Andria. Nel 1799 fu rubata durante l'assedio francese per essere restituita, dopo trentotto anni, da una famiglia di Venosa. Il prodigio che caratterizza la Sacra Spina conservata ad Andria avviene in occasione della coincidenza tra il Venerdì santo e il giorno dell'Annunciazione (il 25 Marzo) quando si ravvivano le macchie di sangue presenti sulla sua superficie. L'ultimo evento prodigioso della Sacra Spina si è registrato il 25 Marzo 2005, dopo settantatre anni dal precedente(25 marzo 1932), mentre bisognerà attendere il 2016 per assistere al prossimo miracolo.
LA SACRA SPINA
Donata da Beatrice d'Angiò moglie di Bertrando del Balzo conte di Andria, al Capitolo Cattedrale nel 1308. Fu rubata durante l'assedio di Andria del 23 marzo 1799 da parte delle soldataglie francesi e restituita, dopo circa 38 anni, da una famiglia di Venosa in provincia di Potenza.
Era il 31 ottobre del 1837; il 1° novembre, in maniera straordinaria, si rinnovò il prodigio del ravvivarsi delle macchie.
La particolarità della Sacra Spina, infatti, che è una delle più lunghe della corona di spine di Cristo ( 8 cm circa) è quella di far ravvivare le macchie di sangue presenti sul tronco quando il venerdì Santo coincide con il giorno dell'annunciazione cioè il 25 marzo. Nel 1842 si verificò un altro fatto prodigioso, quello della” fioritura” della Spina. Quell'anno, il 25 marzo il miracolo tanto sospirato non era avvenuto! Ma verso le 23 della sera avendo riportata la Santa Spina in Episcopio, con sorpresa, si osservò ravvivata in modo da sbocciare alla base in piccole escrescenze biancastre a forma di fiorellini d'un colore argentino.
La loro grandezza era quanto la testa di uno spillo, ed il gambo di una sottigliezza estrema. Questo prodigio si osservò tutta la sera del venerdì santo.La mattina del sabato santo, mediante il microscopio ed altre lenti d'ingrandimento, si potettero distinguere altri fiorellini più piccoli, anche di color argentino. (da La Sacra Spina di Andria – Capitolo Cattedrale di Andria - testi di don Luigi Renna – 2005)
L'ultimo evento è stato documentato il 25 marzo 2005 giorno dell'Annunziata e venerdì Santo dopo circa 73anni. Il precedente, infatti, era avvenuto nel 1932 mentre il prossimo è previsto per il 2016 quando coinciderà il venerdì Santo con il giorno dell'Annunziata 25 marzo.
I CROCIFERI e LA “PIA ASSOCIAZIONE CROCIFERI” DI ANDRIA
(notizie di Michele Melillo)
La definizione letterale “ Il Crocifero è colui che porta la croce (nelle processioni)”. Notizie storiche dicono: “ Ordine religioso costituito con Bolla del Papa Alessandro III (1159-1181). Ordine nato per espletare mansioni ospedaliere. Tracce della presenza dei Crociferi le troviamo a Roma nella chiesa di Santa Maria in Trivio a ridosso della Fontana di Trevi.
I Crociferi di Andria hanno una caratteristica tutta propria: sono coloro che continuano la tradizione, di portare a spalla la pesante croce, che molto probabilmente risale alla prima metà del 1700 con l'arrivo dei Padri Agostiniani, ad Andria, provenienti dalla Spagna.
Notizie storiche locali le troviamo nel libro di Riccardo Zagara: “ Folklore Andriese ” edito nel 1913; l'autore descrive come avveniva l'assegnazione delle croci (da portare in processione), ma non specifica quante croci partecipavano alla processione dei Misteri, fa solo notare che erano molte croci .
La tradizione, dopo il Concilio Vaticano II, subì un declino che rischiava di far perdere completamente l'usanza di portare in processione le Croci del Venerdì Santo. Infatti per diversi anni le croci non hanno più partecipato alla processione suscitando nel popolo un po' di malumore per l'assenza di una parte tanto importante e tramandata dai nostri avi.
A far data dal 1995 si è notata una ripresa, con il ritorno delle croci ad aprire la processione dei Misteri del venerdì santo grazie all'interessamento ed all'impegno del Diacono Michele Melillo che oltre ad aver riscoperto le croci, provvedendo anche al loro restauro, ha riunito i crociferi (gli uomini che normalmente o casualmente portavano le croci durante la processione), costituendo con loro nel 1995 la “ Pia Associazione Crociferi ” di Andria. Oggi ne fanno parte uomini e donne con una propria divisa : camice bianco con fascia rossa ai fianchi, pendente sulla sinistra, un medaglione, stampato, sul petto a sx rappresentante Gesù Crocifero.
Sede dell'Associazione è la chiesetta di San Micheluzzo (XIII-XIV secolo) dopo i lavori di restauro e manutenzione avviati dal compianto Mons. Giuseppe LANAVE Vescovo di Andria.
In questa sede i Crociferi conservano parte delle croci che vengono portate a spalla nella processione dei Misteri.
Alla “Pia Associazione Crociferi” è stata affidata la cura ed il restauro della antica chiesa di Santa Chiara (XIII – XIV sec) nella via omonima che, riaperta al culto, Domenica 4 aprile 2004 dal Vescovo Mons. Raffaele Calabro, è diventata luogo accogliente per la preghiera.
LE CROCI STORICHE DEL VENERDI' SANTO
(pubblicazione del Diacono Michele Melillo)
Nella tradizione della Croci storiche del venerdì Santo non esiste alcun documento scritto. Le notizie qui raccolte derivano da racconti “a memoria d'uomo” e da qualche vecchia foto. Dalle interviste rivolte ai più anziani tra sacerdoti e fedeli risulta che:
Le croci erano 33 (come gli anni di Gesù al momento della crocifissione);
Erano custodite presso diverse chiese: a Mater Gratiae, a San Domenico, a San Francesco, a San Lorenzo, a Gesù di Misericordia, al Crocifisso, presso il Santuario di Maria SS. Dell'Altomare.
L'origine o chi sia stato il promotore di questa tradizione non risultano da nessun documento.
Di certo si sa che le Croci furono realizzate da privati: fratelli, parenti, amici, i quali poi, impossibilitati a custodirle nelle proprie case, le affidavano ai loro parroci che le alloggiavano in luoghi adatti. Ciò è confermato dalla testimonianza della famiglia Fiore, come viene riferito a pag. 92 della pubblicazione “ Le Croci storiche del Venerdì Santo ” di Michele Melillo.
Con il loro incedere maestoso e lento, commenta P. Enzo Pinto scj , le Croci hanno sempre costituito una caratteristica della processione dei Misteri del Venerdì Santo.
La tradizione racconta che trentatrè erano le Croci che passavano dinanzi alla folla assiepata sui bordi delle strade, e incuriosivano sia per i robusti portatori, sia per gli ondeggianti rami carichi di olive, sia per le oscure pitture del Cristo Crocifisso e per tutti gli altri emblemi della Passione.
Purtroppo il numero delle Croci andava assottigliandosi ogni anno, impoverendo la processione, che così si perdeva inesorabilmente un segno antico della devozione popolare.
La ragione della loro progressiva diminuzione era dovuta alla loro dispersione e alla negligenza con cui le antiche Croci erano custodite: undici erano nascoste nell'androne del santo Rosario in san Domenico, cinque presso l'antica laura di Gesù di Misericordia, tre presso la parrocchia di San Francesco, e una a San Bartolomeo, attuale sede dell'UNITALSI.
Il merito della scoperta e dell'individuazione delle Croci spetta al diacono Michele Melillo da quando Mons. Giuseppe La nave, di felice memoria, in quel lontano 1987 gli affidò la rettoria di San Domenico. Oltre a preparare uno studio particolareggiato delle Croci, secondo una precisa scheda che indica gli elementi storico-religiosi riportati dalle singole Croci, egli si è preoccupato di amalgamare la “Pia Associazione dei Crociferi”, radunando in incontri di istruzione catechetica i portatori, affinché non fossero più “occasionali”, ma partecipi e consapevoli dello spirito religioso che deve permeare il cristiano “che porta la sua croce” dietro Gesù.
Nel frattempo egli ha raccolto le Croci nella chiesetta di San Micheluzzo (già dal 1705 cappella del primo seminario eretto da mons. Andrea Ariano) e ha tentato di dare alla “Pia Associazione dei Crociferi” la struttura e la personalità giuridica, presentando al vescovo di Andria, Mons. Raffaele Calabro, uno statuto di cui si attende l'approvazione.
Alla processione dei Misteri del Venerdì Santo del 1997 i Crociferi per la prima volta hanno sfilato con una nuova divisa: camice bianco con fascia rossa ai fianchi, pendente sulla sinistra, rinnovando non lo spettacolo, ma la devozione che sempre ha accompagnato il gesto del “portare la croce”.
La “Fiera d'Aprile ‘97” ha incluso nel suo programma anche l'esposizione delle croci in san Micheluzzo e lungo le stradine adiacenti del centro storico. La mostra è stata molto apprezzata, perché i cittadini di Andria, e i visitatori provenienti dalle città limitrofe, da Lanciano, Taranto e Torino, hanno potuto ammirare la bellezza artistico-storico-dottrinale delle Croci e l'affascinante volto del Cristo di quell'affresco che, semidistrutto, San Micheluzzo conserva ancora.
P. Enzo Pinto
(Andria, 28 marzo 1997)
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