TRADIZIONI POPOLARI - QUARESIMALI E PASQUALI AD ANDRIA
di Michele Guida
Tradizione, ormai scomparsa ad Andria, durante la Quaresima, era quella di appendere ad una corda
tesa fra due fabbricati di una strada tanti fantocci di paglia quante erano le settimane che intercorrevano tra le ceneri e la Pasqua.
Ogni settimana se ne eliminava uno, bruciandolo, questo al fine di scomputare il tempo mancante al termine della Quaresima e quindi
l’arrivo della Pasqua.
GIOVEDI SANTO - “I SEPOLCRI”
Il giovedì Santo il sepolcro (altare della reposizione) veniva addobbato con fili d'erba ottenuti
da semi di grano, orzo o lenticchie che a metà quaresima, circa, i nostri nonni ponevano, in ambienti oscuri ed in poco terriccio umido,
per cui non essendosi sviluppata la clorofilla, le piantine assumevano una colorazione giallognola; oggi viene addobbato con fiori vari e
colorati.
Ancora oggi, invece, dopo le sacre funzioni in chiesa lungo le strade comincia il via vai dei fedeli che passano da una chiesa all’altra per
la visita ai “sepolcri” Era questa, fino a qualche decennio fa, l’occasione per molta gente di sfoggiare gli abiti nuovi, particolarmente da
parte di giovani fidanzate che venivano rilevate da casa e accompagnate, durante il giro delle chiese, dalla futura suocera e da un gruppo
di familiari. Era consuetudine visitare almeno sette sepolcri non escludendo quello della chiesa del purgatorio perché lí erano esposte, e
lo sono ancora oggi, le statue lignee della passione e morte di Gesú Cristo che saranno portate in processione il venerdì Santo.
Caratteristico il tamburo che incessantemente rullava davanti alla chiesa. Altra consuetudine, oggi scomparsa, era quella che per ogni sepolcro
visitato i fedeli mangiavano un confetto, di quelli messi da parte, per l’occasione, a carnevale.
VENERDI SANTO
Il Venerdí Santo, dopo la rievocazione dell’agonia di nostro Signore cominciano i preparativi per la “processione dei misteri” che si snoderá, verso sera, per le vie cittadine. Per antica tradizione, la processione, ancora oggi viene aperta da molte e pesanti croci, in legno, portate a spalla, una volta, da devoti oggi dai “crociferi” della omonima associazione.
Seguono le statue di Cristo nell’orto degli ulivi, Cristo alla colonna, Cristo alla canna, Cristo sotto il peso della croce, Cristo crocifisso, Cristo morto, La Madonna Addolorata, il gruppo statuario delle Pie Donne seguite dalla miracolosa reliquia della Sacra Spina. Nell’antichità non c’era il gruppo statuario delle Pie Donne (di recente manifattura) e con la Sacra Spina vi era anche una reliquia della Croce di Cristo custodita in apposita teca.
Il Sabato Santo, fino a qualche decennio fa, era il giorno della Resurrezione.
A mezzogiorno quando, durante la celebrazione della Santa Messa Pontificale si arrivava al “Gloria in excelsis Deo” si scioglievano le campane della città (silenziose durante tutta la Quaresima) per suonare a festa annunziando la Resurrezione di Cristo; al frastuono delle campane si univa anche quello dei fuochi d’artificio. Tutta la cittá era in festa, nelle case, poi, era usanza produrre vari rumori con delle mazze di legno per cacciare da sotto il letto e dalla casa “u paponnë” (il demonio). .
Cominciava, quindi, un particolare movimento per le strade, tanti ragazzi che portavano doni: agnelli con fiocchi rossi al collo, cestini pieni di uova, pecorelle di zucchero, grandi ciambelle glassate e decorate con ovetti di cioccolata (le scarcelle “rë scarcidd”) per lo scambio di doni tra le famiglie di fidanzati. Era usanza regalare all’uomo, fidanzato, una camicia e la cravatta, accompagnato da uno dono in oro: orologio, collanina (u filett) o una penna stilografica.
La Domenica di Pasqua, la tradizione voleva che il pranzo iniziasse con uova sode (si usa ancora oggi), fettine di soppressata (speciale insaccato) a seguire, poi, altre pietanze: timballo di pasta ripiena al forno, agnello cotto al forno e tanta altra roba, il tutto innaffiato da buon vino.
Il pomeriggio della Domenica di Pasqua, i suoceri con i familiari più intimi ed il promesso sposo, si recavano alla casa della fidanzata a portare “u chngirt” cioè collana, orecchini e bracciale di oro. Arrivati alla casa della fidanzata, questa, offriva uova sode dipinte preparate dalla mamma oppure “rë scarcidd” o un pezzo di “calzaunë” focaccia ripiena di cipolle, olive ed alici salate.
Il Lunedì di Pasqua o dell’Angelo ; due erano le usanze di questo giorno di festa: gli andriesi preparavano un lauto pranzo, “u calzaunë dë cambrë” compreso (focaccia ripiena di ricotta, uova ed altri ingredienti), una zuppa di verdure oppure cardoni lessati e passati in brodo conditi con uova battute e formaggio. Molti, invece, si avviavano di buon mattino su traini o calessi alla volta del famoso Santuario di Calentano presso Ruvo.
Nel pomeriggio, dalla chiesa dell’Annunziata usciva la processione degli Angeli composta da tanti bambini vestiti di bianco, da angelo, o da San Giovanni perché indossavano un paio di brachette e sulle spalle nude una pelle d’agnello.
BIBLIOGRAFIA: Antonia Musaico Guglielmi – “passato e presente nelle tradizioni andriesi”
Tip. Guglielmi .- Andria settembre 1988 Vincenzo Quagliarella – “Per non dimenticare come eravamo”
Grafiche Guglielmi s.n.c. – Andria 1995